[Daniele]: Aracena – Aroche

[17 giugno 2018 – 9° giorno] Percorsi oggi: 42 Km, in totale 376.5 Km

Miguel e Cruz lavorano nei campi, raccogliendo frutta ed hanno una casa non tanto grande ma molto accogliente. Loro pensano che “il poco che si ha, vada condiviso”

17 giugno 2018

Oggi è stato il giorno più bello da quando ho iniziato. Parto prima dell’alba, nella frescura del mattino, macino una quindicina di km tra colline e avvallamenti coltivati a castagni, l’ombra e il fresco fanno scivolare via l’asfalto sotto ai miei piedi.
Incontro l’abitato di Galaroza dove faccio colazione. Proseguo il cammino sulla N-433, i castagni cedono spazio alle querce da sughero. Supero colli, valli, piccoli monti completamente coltivati a sughero.

Qui, come nel sud del Portogallo, che poi si trova a meno di 40km, la produzione di sughero è immensa. Circa il 50% di tutta la produzione Europea. Potete immaginare.

N-433, tra le colline di sughero

Supero l’abitato di Cortegana, senza fermarmi, verso le 13.00. Il caldo inizia a farsi opprimente. Un ultimo scollinamento, poi si apre una grande vallata, al cui orizzonte inizia il Portogallo.
Gli ultimi km sono i più duri, gradi 36.
Procedo a fatica come un nomade nel deserto, cercando all’orizzonte un albero, a lato della carreggiata, a cui elemosinare un po’ di ombra.
Bevo l’ultima acqua rimasta e resisto fino ad arrivare ad Aroche. Sono le 16.00 circa e non ho ancora un posto dove dormire.

Entro nel primo bar e bevo un altro litro d’acqua. Chiedo per una pensione, non ce ne sono. Qui conosco il sindaco di Aroche che era ad un tavolo con Miguel e Cruz a bere una birra. Immediatamente si prodigano per aiutarmi a trovare un alloggio, telefonando ad innumerevoli persone. Dopo un quarto d’ora sono sistemato in una Casa Rural, devo solo aspettare qualche ora per prendere le chiavi dai proprietari.

Miguel e Cruz sono una coppia, di 35 anni circa, hanno una figlia bellissima che si chiama Candela, di 9. Mi invitano a casa loro, che fa più fresco. Abitano vicino alle mura medioevali ed hanno una cantina che poi è un passaggio che conduce sopra le mura da dove la vista sulla valle è stupenda. 
Lavorano nei campi, raccogliendo frutta ed hanno una casa non tanto grande ma molto accogliente. Loro pensano che “il poco che si ha, vada condiviso”, mi offrono formaggio, salame, insalata russa, coca cola, caffè, dolce. Non rifiuto nulla ma non ho idea di come poterli ringraziare.

L’accoglienza da queste parti è qualcosa che trascende le attitudini personali, è un fatto culturale. Un lascito arabo che considera l’ospite sacro? Chissà. A me piace pensarla così. Spero di avere l’occasione per sdebitarmi con loro se mai vorranno venire in Italia.
Queste sono le cose che restano e anche solo per questo vale la pena il Cammino.

La vista sulla valle di Aroche dalla casa di Miguel e Cruz

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