[Valeria]: Monasterio De Armenteira – Vilanova de Arousa

[18 luglio 2018 – 20° giorno] Percorsi oggi: 25 Km, in totale: 478.1 Km

Ogni tanto mi diverto a passare una mano sui tronchi degli alberi: sono interamente ricoperti di morbido muschio e sembrano animali pelosi. Accarezzarli è un piacere

18 luglio 2018

Oggi siamo riusciti a svegliarci presto, così che verso le 8 abbiamo lasciato l’albergue assieme a vari altri pellegrini. Il nostro cammino comincia in un bosco incantevole, sicuramente uno dei più belli (se non addirittura il più bello) in cui io sia mai stata. Mi sento come in una di quelle favole antiche della tradizione che si svolgono sempre nella foresta. Ci troviamo in un “ventre”, lo definirei così, di vegetazione, racchiusi fra pareti di alberi e fogliame.

Il verde è talmente forte che quasi stordisce i sensi. Ai nostri lati corrono torrenti e spuntano come funghi dei piccoli mulini di pietra, con tanto di macina e cartello di legno con il nome del mulino.

Uno dei 50 mulini che popolano il bosco del Monasteiro de Armenteira

Leggiamo su un tabellone informativo che in questa zona ce ne sono ben una cinquantina. Ogni tanto mi diverto a passare una mano sui tronchi degli alberi: sono interamente ricoperti di morbido muschio e sembrano animali pelosi. Accarezzarli è un piacere. Le volte in cui ho camminato nei boschi ho avuto sempre l’impressione di una certa uniformità, mentre stavolta non è così. È incredibile come un bosco, che ha un numero veramente esiguo di tratti che lo definiscono (colori: verde e marrone; elementi: alberi, pietre e terriccio del suolo, in questo caso acqua del ruscello e mulini di pietra), possa essere tanto vario. È frustrante non poter fotografare ogni angolo del bosco e non poter accedere nelle zone più nascoste. Ma forse è meglio, che così almeno in parte è tutelata la privacy degli gnomi e dei folletti che vi abitano.

Il ruscello che alimentava i mulini nel bosco

Dopo molto tempo usciamo allo scoperto e il paesaggio torna ad essere quello a cui siamo abituati dei campi di granoturco e delle vigne. Avanziamo per chilometri ma non c’è l’ombra di un bar: Daniele reclama un caffè e qualcosa da mangiare e anche io desidero una pausa. Finalmente troviamo un punto di ristoro, ci sediamo e ordiniamo due caffè con latte, brioche (ce ne viene portata una enorme), pane e marmellata con formaggio (ci arriva un intero barattolo di marmellata e 2 etti di formaggio). La signora del bar alla fine ci presenta un conto di 3 euro, dicendo che per la “tostada” (pane, marmellata e formaggio) possiamo lasciarle quanto vogliamo. Come se non bastasse, ci offre pure due pomodori del suo orto. È bellissimo constatare che i luoghi del Cammino (forse non tutti, ma certamente molti) siano rimasti estranei alle dinamiche di business. Non è raro, infatti, trovare venditori che vedono il loro lavoro anche come “servizio” ai pellegrini e non solo come fonte di guadagno. Proseguiamo e, nonostante rimangano solo pochi chilometri, la meta non arriva mai. Ecco che mi sta tornando uno di quei momenti “down” di questi ultimi giorni, in cui la noia e la stanchezza hanno il sopravvento. Cerco di interrompere il flusso di brontolamenti mentali e mi concentro sul paesaggio. Arriviamo al mare e l’hotel è poco distante. Mi butto sotto la doccia e l’acqua calda, come sempre, mi sciacqua via ogni malessere. Dopo sono una pellegrina nuova!

LEGGI IL DIARIO DI DANIELE DI QUESTA GIORNATA

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