Notturni #1

Quattro o cinque ragazzi del sud-est asiatico lavorano gli impasti di farina dando forma a pani e focacce. Ci vuole un certo coraggio per lavorare a quest’ora oppure si ha necessità di farlo

Alle 5.30 di mattina il cielo è ancora buio. Forse diventerà azzurro o forse grigio, lo saprò tra qualche ora. Ho puntato la sveglia per uscire a camminare. Mi piace farlo di mattina presto perché c’è silenzio e la città sta ancora dormendo. In una breve passeggiata, a quest’ora, si assiste al suo lento risveglio. Dapprima gli unici suoni che arrivano all’orecchio, da qualche via traversa, sono quelli delle bottiglie di vetro che vengono depositate nei camion della nettezza urbana. Vedo le luci delle sirene arancioni che si riflettono su qualche palazzo. Non si sentono voci. Vige il silenzio perché è ancora quasi notte. A che ora avranno iniziato? Percorro tutta via Melzo, poi via Poerio fino a Corso Concordia dove c’è il cantiere della M4.

Una debole luce rivela la presenza di una qualche attività umana. Proprio lì, all’angolo. E’ un’edicola aperta e, dentro, un uomo è intento a sistemare i quotidiani appena arrivati. Più avanti, un prestinaio con il laboratorio a vista. Quattro o cinque ragazzi del sud-est asiatico lavorano gli impasti di farina dando forma a pani e focacce. Il rumore di qualche tram sulle rotaie, fa capolino in lontananza. Ci vuole un certo coraggio per lavorare a quest’ora oppure si ha necessità di farlo.

Passo di fianco all’ex villaggio operaio di via Lincoln che ora è il villaggio signorile di via Lincoln. Un luogo anomalo, fatto di villette tutte diverse e tutte dipinte con colori accesi che vanno dall’azzurro mare al giallo passando per il rosso intenso e il viola. Villette prevalentemente unifamiliari, a dieci minuti dal Duomo, con i loro vialetti, micro giardini e palme. La Notting Hill di Milano, uno di quegli angoli della città pittoreschi e sconosciuti ai più.

Non vola una mosca, tutto tace. Attraverso Corso XXII Marzo dove c’è un po’ di vita: un assonnato signore avvolto nella sua sciarpa grigia aspetta il bus, un vecchietto col suo cane, qualche macchina che mi sfreccia davanti.
Proseguo. C’è una piazza con un parco che interrompe la lunghezza di via Morosini. E’ il Giardino delle Culture, un’area rimasta per lungo tempo dismessa e che venne riqualificata durante l’Expo del 2015. Le grige facciate laterali di due alti palazzi sono state valorizzate da due magnifici graffiti che donano identità e colore alla piazza. Uno mi piace particolarmente. Raffigura un omino immerso in una città in bianco e nero che, con un bastone da rabdomante, cerca un po’ di cuore.

E’ passato già un po’ di tempo da quando ho iniziato a camminare ed è venuta l’ora degli studenti che, ancora semi-incoscienti, si trasportano a scuola, l’ora dei primi impiegati che cercano di fare il più presto possibile. Accenni di luce danno il via, ufficialmente, al nuovo giorno.
E’ ora di tornare.

Aprendo il portone di casa faccio ancora in tempo a vedere uno spicchio finissimo di luna nel cielo giallino, rosa e violetto.
Oggi sarà sereno.

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