Di Gubbio e dell’accoglienza

Accoglienza, una delle mie parole preferite. A volte capita di incontrarla.

Un dolorino ai polpacci mi ricorda di aver camminato. E’ stato sabato 2 novembre. Da Pietralunga a Mocaiana sulla Via di Francesco. Ero già passato di qui quest’estate quando c’erano 34 gradi. Ero con Valeria e insieme abbiamo attraversato questi boschi profumati, superato colline e avvallamenti e ci siamo seduti a riposare all’ombra di qualche albero. Sabato invece faceva frescolino e una pioggerella ha accompagnato parte della passeggiata. Al posto dei raggi di sole, la bruma dei monti a ricordare che è autunno e a rendere il paesaggio ancora più suggestivo e misterioso. Alberi umidi, fogliame, muffe, funghi e felci rosse e giallastre, la scenografia di questo camminare.

Camminando sulla Via di Francesco

A condividere i passi, tanti bei compagni di viaggio. In questi boschi, camminando con loro, non ho raccolto né funghi né castagne come faccio di solito. Tra un passo e l’altro, durante uno scollinamento, giù per una discesa o sotto gli archi di pietra di una chiesetta sulla via, ho ascoltato e raccolto storie. Un cestino pieno. Storie di cambiamenti, di decisioni prese, di cammini sulle strade tortuose della vita mai scontate e prevedibili, di incontri e di passioni comuni. Storie qualunque, ma sempre un po’ speciali perché autentiche e raccontate in prima persona. Storie nelle quali rispecchiarsi e sentirsi parte.

Accoglienza, una delle mie parole preferite.
Chi cammina ne conosce bene il significato perché ne ha fatta esperienza: dopo una giornata di sole o di pioggia, alla fine di quella dose quotidiana di chilometri attraverso campi immersi nei silenzi o una volta arrivati sulla cima di un monte, i piedi e le gambe stanche dal camminare, ecco l’accoglienza. Una voce che ti saluta e ti invita dentro, una tazza di the nella quale immergere un sorriso soddisfatto, la certezza di essere a casa o in un luogo molto simile. Sperimentare l’accoglienza umana è una delle sorprese più belle che regala l’abbandonarsi al cammino. A volte capita di incontrarla. Questa “accoglienza pellegrina” è quella che trasmette Roberta Gallina durante la formazione degli ospitalieri volontari. Con lei ho fatto un po’ di strada, qualche salita e ascoltato la sua passione.

Abbazia di San Benedetto Vecchio sulla via per Mocaiana

Gubbio è città dell’accoglienza.
Io l’ho sperimentata subito, appena arrivato, incontrando Gigi Bettin e Simone Minelli gli organizzatori, insieme alla Piccola Accoglienza Gubbio e a tanti altri volontari, di questo incontro pellegrino. L’accoglienza la noti subito nella cura, nella considerazione, nel benvenuto. Passa attraverso l’allestimento di una lunga tavola dove consumare una cena comune, la vedi nel modo in cui il cibo è stato preparato e nei gesti di chi lo mette in tavola, nell’alloggio pulito, semplice e perfetto, dove riposare. L’accoglienza sta nelle piccole cose, nelle parole, nell’attenzione e nel pensiero che c’è dietro.

Piccola Accoglienza Gubbio

Il 2 novembre, di sera, dopo una lunga camminata, è stato un vero piacere ascoltare Pietro Scidurlo dell’associazione Free Wheels Onlus e Fabrizio Pepini di Camminare Guarisce. Basta qualche minuto per cogliere tutto l’impegno, la passione e la volontà di un lavoro fatto pensando agli altri. Tra le righe dei discorsi, uno spirito pellegrino che non sa arrendersi e che va avanti nonostante le asperità del terreno, che si muove in direzione di un orizzonte lontano, da raggiungere un giorno; anche se poi, alla fine, quello che conta veramente è il percorso compiuto. Percorso fatto di incontri, di persone e di condivisione, di pensieri per un mondo un po’ migliore. Da educatore e camminatore, abbraccio completamente la direzione e mi sento fortunato per essere capitato, accidentalmente, sulla loro strada.

C’è poi qualcuno che sento di dover ringraziare particolarmente. Qualcuno con cui non ho avuto occasione di scambiare due parole né di condividere i passi. Qualcuno che ha fatto in modo che tutto filasse liscio e che sembrasse semplice e normale trovarsi qui. A chi ha lavorato dietro le quinte, nelle cucine, nella preparazione e nel servizio per gli altri. Un lavoro invisibile che ha reso possibile l’accoglienza di un centinaio di persone come se fosse tutto naturale. Mettersi al servizio, dietro le quinte, senza riflettori né palchi, restii ai ringraziamenti e agli applausi, è l’atteggiamento che, per me, ha più significato. E’ cuore. Grazie!

1-2-3 Gubbio!

L’Italia è un paese meraviglioso. Meraviglioso nonostante tutto. Quanti paesaggi, borghi, storia, arte e, soprattutto, belle persone contiene? Quanto patrimonio culturale è racchiuso in ognuna delle sue città, in ogni piatto, in ogni bottiglia di vino? E questo cosa c’entra adesso? Niente, non c’entra assolutamente niente. Ma è sempre, in ogni caso, opportuno ricordarlo.

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