Notturni #2

Questa mattina ho girato intorno al Duomo che era ancora buio e sono passato in Corso Vittorio Emanuele; poi Stazione Centrale, Palazzo Lombardia e Porta Nuova

A Milano ci sono cose che non ci sono nonostante ci sia quasi tutto: dai negozi che vendono cappotti, scarpette e ossicini per cani a qualsiasi catena di moda low cost, dai grattacieli alle chiese del ‘300, dai mercati rionali ai centri commerciali e alle vie del lusso. C’è quasi tutto. Quasi. Ad esempio, anche uscendo molto presto la mattina a piedi, perdendosi nelle vie e nei vicoli, quando fuori è ancora buio e nonostante sia sabato o domenica, quello che è veramente difficile da trovare se non impossibile, è il silenzio.
Non ci si avvicina neanche un po’ al silenzio. Ci sono rumori di sottofondo di qualche cantiere forse, di tram sulle rotaie e di autobus assonnati che svegliano il mattino. Rumori di bottiglie di vetro e di cicalini dei mezzi della nettezza urbana, di saracinesche e un certo brusio. Dovrei provare ad attraversare queste strade e quartieri ancora prima, per scoprire se il paesaggio sonoro cambia e se, a Milano, esista il silenzio.

Ma, pensandoci bene, il silenzio non esiste nemmeno in un bosco. Il bosco è silenzioso rispetto ai suoni a cui si è abituati. Certo non ci sono macchine né cantieri o tram. Pare ci sia silenzio ed è piacevole così. Poi succede di abituarsi a questo non-rumore e si nota che invece anche il bosco è pieno di suoni. Scricchiolii, ronzii, versi di animali, perfino i fruscii del vento che attraversa le foglie degli alberi donando ad ogni pianta la sua voce caratteristica. Dove anche mancasse qualsiasi suono esterno, si sentirebbe il proprio respiro, il rumore dei passi e lo strofinio dei propri vestiti o del proprio zaino. Il silenzio non esiste. Fine.

Questa mattina ho girato intorno al Duomo che era ancora buio e sono passato in Corso Vittorio Emanuele. Fa un certo effetto non veder anima viva in un luogo che è sempre super affollato di turisti, piccioni, baracchini, venditori di mais e braccialetti o di ombrelli se piove, vigili urbani e selfisti anonimi.

In realtà qualcuno c’era. Qualcuno a cui non si fa molto caso di solito, quando, di giorno, si rimane abbagliati delle luci delle vetrine.
Qualcuno che qui è di casa nel senso che proprio ci vive sulla strada, accucciato su una coperta o sotto un sacco a pelo di scatole di cartone. Di senza tetto ce ne sono parecchi qui sotto i portici intorno al Duomo a anche lungo via Vittor Pisani che porta alla Stazione Centrale. Se fossi un senza tetto verrei a dormire qui anch’io, davanti al Duomo, sotto la Madonnina. Il contrasto tra i pavimenti di marmo della galleria, le luci e le insegne dell’alta moda con le tracce di un abitare, i cartoni di Tavernello e i sacchi a pelo con dentro degli esseri umani, è forte. Meglio. Rimane più impressa l’idea che il disagio e la disgrazia esistono e magari muove più di qualcuno a compassione.

Arriva la luce quando sono già in zona stazione con i suoi piccioni infreddoliti e gli alberelli quasi spogli. Il cielo è grigiastro e cade qualche goccia di pioggia. In effetti è novembre. Vado verso Porta Nuova a vedere un po’ di palazzi e gli scenari più urbani e contemporanei che Milano ha da offrire. C’è ancora spazio per costruire qui e non ci si ferma di certo. Questo è il paradiso degli Umarell perché ci sono tantissimi cantieri dove poter ammirare i lavori in corso. Sono cantieri molto grandi però e sarebbe difficile redarguire le maestranze che sono giù in fondo a scavar fondamenta o lassù sopra le gru che si stagliano in cielo. Non sono cantieri a misura di Umarell in effetti.

Torno verso casa da viale Tunisia che è già tutto animato da macchine, bus e persone fuori dai primi bar aperti. C’è un mercato in allestimento in Via Spallanzani, qualcuno che monta bancarelle e altri che scaricano i furgoncini. Inizia, per tutti o quasi, un nuovo giorno.

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