Punti Accapo, un cammino autobiografico.

Si dice che per vedere un bel tramonto servano le nuvole, in modo che i mille colori del sole calante possano riflettersi su di esse e dipingere il cielo. Di nuvole, in questo viaggio, ce ne sono state abbastanza per regalare un tramonto memorabile.

Le metafore del viaggio e del Cammino si prestano bene per parlare di qualsiasi percorso. Da sempre. Un Cammino lungo può assomigliare molto a una vita. C’è un punto di partenza, un percorso più o meno tortuoso, divertente o faticoso dove accadono cose, si sperimentano emozioni di tutti i generi, si incontrano persone, si raggiungono certezze o si rimettono in discussione quelle di cui poco prima si era certi, si hanno illuminazioni e colpi di sole fino a che non si giunge alla fine del viaggio. Semplicemente così. Non assomiglia alla storia di una vita? Secondo me sì. Alla fine di un lungo cammino provo spesso la sensazione di aver vissuto una breve vita concentrata. Un campione o un estratto. Finita l’esperienza fortunatamente si torna alla vita quotidiana, quella messa in pausa qualche settimana prima. Capita che si ritorni portando con sé qualche nuova consapevolezza frutto di preziosa conoscenza esperienziale di solito più potente di quella teorica. Piccole sciocchezze, come il valore dell’acqua o dell’ombra, diventano parte di sé perché vissute ed esperite. Parti di sé: pezzetti, bricolage della vita. E’ da qui che vengono i piccoli e i grandi cambiamenti: dall’esperienza sensibile.

Un lungo Cammino può essere una piccola vita concentrata; la Vita può essere pensata, descritta, immaginata come un lungo cammino.

Punti Accapo

Negli ultimi mesi ho scritto un libro che non parla né di sentieri né di cammini. O forse sì. E’ un libro mio perché parla di me. Parla di un sentiero iniziato l’8 dicembre di tanti anni fa quando sono nato. Un sentiero che ho ripercorso con la memoria e le sensazioni e che ho fatto mio. Ho guardato il suo diramarsi e il suo perdersi nell’orizzonte del passato dalla cima di un colle per avere una veduta d’insieme, lo scorcio di un eventuale panorama. C’è tanto Cammino qui dentro.

Riporto qui sotto l’Epilogo che non parla di nulla se non di quella sensazione che si prova alla fine di un viaggio (nella memoria) pronti a tornare a casa con, nello zaino, i ricordi recuperati.

Un’autobiografia

PUNTI ACCAPO – EPILOGO

Il 14 febbraio 2019 , per la prima volta, ho messo piede alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari per scrivere di me. Sono arrivato di mattina presto con lo zaino che uso per viaggiare. L’avventura nei paesaggi del mio passato remoto e prossimo è iniziata qui. I punti di partenza, come quelli che chiudono un discorso e ne aprono un altro, sono importanti. Da ricordare. Questo viaggio è stato uno dei più impegnativi perché ha compreso tutti gli altri fatti fino ad ora. E’ stato un viaggio lento, incerto, sensoriale. Ho camminato dentro me. Sulla via ho incontrato persone care e fantasmi di cui ho avuto paura. Ho gioito e sofferto un po’ insieme a loro. Le genti e i luoghi li conoscevo bene e anche quel piccolo me che, tappa dopo tappa, senza quasi accorgersene, è diventato grande. Lo sguardo e la consapevolezza del mio presente ha provato a illuminare i volti di chi abita i paesaggi della memoria, ha tentato di dare loro nuovi nomi, ha azzardato collegamenti e interpretazioni, ha donato, in qualche caso, nuove dignità.
Adesso sono io. Sempre io, all’epilogo di un viaggio.
Mi piace immaginarmi ora a Finisterre, la fine del mondo, ad ammirare, dallo sperone di roccia a picco sull’oceano, il tramonto del sole in mare. E’ un bel tramonto. Si dice che per vedere un bel tramonto servano le nuvole, in modo che i mille colori del sole calante possano riflettersi su di esse e dipingere il cielo. Di nuvole, in questo viaggio, ce ne sono state abbastanza per regalare un tramonto memorabile.
E ora sono qui, alla fine della terra , a metter un nuovo punto accapo. A concludere il racconto. E’ necessario farlo perché la vita chiama e la vita bisogna viverla prima di raccontarla.
Sono arrivato a Finisterre dopo un lungo viaggio per osservare l’orizzonte e tornare al mondo portandomi dentro il sentiero percorso e i ricordi recuperati durante il Cammino. Pronto a tornare alla vita: a gioire, sbagliare, sognare e inciampare ancora.

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