Valeria Galbiati

Quando cammino io esploro. Dentro e fuori. Esploro e scopro la città, le sue bellezze e le parti meno accattivanti, percorro le vie affollate ed eleganti del centro e mi insinuo nei vicoli più degradati, sbircio le vetrine ed entro nei negozi, osservo le persone e memorizzo quelle curiose e interessanti; poi esploro e scopro me stessa, scandaglio la mia interiorità e cerco di capire come funziono.

Mi chiamo Valeria e amo tante cose, spesso in contrasto fra di loro. Sono copywriter, amo la scrittura e la parola ma anche il silenzio, non posso fare a meno degli amici ma ho bisogno di solitudine, adoro la natura ma la mia dimensione è quella cittadina, sono abitudinaria e attaccata ai miei spazi ma mi annoio facilmente, sono allegra e vivace ma ho pure delle zone d’ombra…In poche parole, sono complessa e un po’ irrequieta. Però non mi do mai per vinta, cerco soluzioni e stratagemmi per stare bene, e per placare le spinte contrastanti della mia anima ho scoperto che la camminata è un metodo efficace. Io cammino da un’infinità di anni. Al contrario di Daniele, ad oggi che sto scrivendo questa presentazione non ho alcuna esperienza di Cammini con la c maiuscola, cioè quelli che durano più giorni come il Cammino di Santiago o della via Francigena , però da sempre il movimento è parte integrante e irrinunciabile della mia vita. Ogni giorno arriva quel momento in cui le mie gambe iniziano a fremere e mi comunicano, come un cagnolino che deve fare pipì, che non possono più aspettare per uscire.  Io mi piego inevitabilmente al loro volere (per fortuna lavoro da casa come freelance e dunque posso gestire il mio tempo come meglio credo) e le porto fuori, altrimenti chissà che mi combinano. Magari un giorno mi giocano qualche brutto scherzo e si bloccano o si ammalano, così non posso più camminare. No no, alle gambe bisogna dare sempre ascolto. Sono vendicative le gambe.

Insomma, in quel momento prendo la borsa, le cuffie per ascoltare la musica e mi tuffo per strada, cominciando il mio percorso senza una meta precisa. L’importante è camminare. Di solito sto fuori un’ora/ un’ora e mezza, ma se sono particolarmente “in vena” e ho parecchio tempo, posso andare avanti per due ore o anche di più.

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Quando cammino io esploro. Dentro e fuori. Esploro e scopro la città, le sue bellezze e le parti meno accattivanti, percorro le vie affollate ed eleganti del centro e mi insinuo nei vicoli più degradati, sbircio le vetrine ed entro nei negozi, osservo le persone e memorizzo quelle curiose e interessanti; poi esploro e scopro me stessa, scandaglio la mia interiorità e cerco di capire come funziono.

Le mie passeggiate sono una continua alternanza fra interruzione del pensiero e riflessioni. Adoro “staccare la spina” e lasciarmi trasportare ed emozionare dai colori, dai suoni e dagli odori della città, facilitata anche dalla musica che amplifica le sensazioni. Poi il moto delle gambe mette in moto anche la mente che si mette a sfornare idee, immagini, pensieri più o meno articolati. È quando cammino che mi vengono le intuizioni più brillanti e le riflessioni più profonde, che faccio ordine dentro me stessa. A casa i pensieri rimangono spesso intrappolati fra le quattro mura, per strada fluiscono liberamente.