Diari di Viaggio

Dei miei viaggi non ho mai scritto nulla o quasi. Qualche appunto qua e là, qualche indirizzo, il nome di qualche luogo sul quale approfondire al ritorno. Contatti e numeri di telefono delle persone conosciute, quelli si.

Un viaggio resta nel cuore e nella mente. Qualche volta lascia tracce anche nel corpo. Spesso, si dice, si torna più ricchi di quando si è partiti. Dei viaggi che ho fatto, conservo ricordi, immagini visive stampate nella mente come fossero cartoline. Spesso raffigurano scene insignificanti ma, chissà perchè, mi sono rimaste impresse e quando penso a quell’avventura mi tornano alla mente sempre vivide e sempre uguali. Un po’ come quando ci si ricorda di episodi vissuti nell’infanzia.

Ho sempre adorato portarmi dei souvenir dai viaggi. Non le torri Eiffel o i Colossei di gesso magari racchiusi in una bolla di vetro che se la giri scende la neve. Oggetti della quotidianità che per me avevano avuto un significato. Il biglietto di una metropolitana, la ricevuta di un ostello, il guscio di una noce raccolta quel giorno su quella panchina guardando un tramonto, un sasso preso in riva a un fiume, una foto stampata. I ricordi dei miei viaggi li conservo. Quando li riguardo mi pare di osservare dei memorabilia tutti personali oppure la collezione di un museo etnografico dedicato a chissà quale cultura. Li osservo e li rigiro nelle mani con cura, li annuso, cercando di assorbire tutto il passato, le emozioni che conservano. Alcuni di questi, mi basta guardarli per rivivere dentro di me il momento, per sentire sensazioni simili a quelle provate allora. Questi oggetti conservano, per me, una conoscenza sensibile, sono contenitori di esperienze, memorie visive e tattili. Reliquie.

Dei miei viaggi non ho mai scritto nulla o quasi. Qualche appunto qua e là, qualche indirizzo, il nome di qualche luogo sul quale approfondire le conoscenze una volta tornato a casa. Contatti e numeri di telefono delle persone conosciute, quelli si.
E’ sempre mancata una traccia. Un sentiero che ripercorra lo scandire del tempo nel disperato tentativo di conservare più frammenti di memoria, il codice di accesso a ricordi che, col passare del tempo, sbiadiscono. Questa traccia, sentiero, codice per me è, appunto, la scrittura.

Per questo mi sono promesso che “d’ora in poi, me lo prendo come impegno, terrò sempre un diario durante il viaggio”. Così è cominciata questa cosa dello scrivere.