[Valeria]: Gubbio

[30 giugno 2019 – 7° giorno] Percorsi oggi: 0 Km, in totale 101.1 Km

Mi siedo su una panchina sotto gli alberi e là resto a godermi la solitudine del luogo e la frescura delle piante. Ho la sensazione di trovarmi in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, in un “capriccio” artistico

30 giugno 2019

Oggi non cammino ma faccio la turista! Daniele ha messo la sveglia alle sei per camminare fino a Valfabbrica, mentre io continuo a dormire per un’altra oretta e mezza. Come prima cosa, appena alzata vado all’Info point per sapere come fare per arrivare a Valfabbrica e qui ho una sgradevolissima sorpresa: è domenica e non c’è nessun mezzo che ci vada! Resterò una notte in più a Gubbio, ripartendo l’indomani direttamente per Assisi. Bene, adesso la mia visita alla cittadina può avere inizio! Me la giro in lungo e in largo e, sfidando il caldo, comincio con una bella salita su per il monte Igino. Arrivo quasi in cima e mi aspetta un’altra sorpresa, stavolta decisamente bella: c’è una funivia. Io adoro le funivie! Si tratta di un impianto realizzato nel 1960 per ricordare l’ottavo centenario della morte di Sant’Ubaldo, patrono della città, per il quale è stata edificata pure una Basilica, anch’essa sulla vetta del monte.

Per Monte Igino

Raggiungo la cima a 900 metri e do un’occhiata alla funivia: mi accorgo immediatamente che è…da brivido! La vista è mozzafiato e ci si sposta dentro cabinette di metallo aperte (niente vetri) che mi ricordano le gabbie per uccelli. Vai, ci monto subito! Salto su e riprovo la stessa emozione di quando, da bambina, mi entusiasmavo sulle giostre adrenaliniche del luna-park. Sono sospesa nel cielo, incantata dal paesaggio e con una sensazione di precarietà piacevole-sgradevole. Penso a Daniele, terrorizzato dal vuoto, che preferirebbe camminare 80 km al giorno per un mese piuttosto che farsi 6 minuti (tanto dura il “viaggio”) su questo – per lui – strumento di tortura.

La funivia per Sant’Ubaldo

Balzata fuori dalla gabbietta al termine del percorso in funivia, mi addentro a casaccio nei vicoli di questa affascinante ma impegnativa cittadina, tutta fatta di discese e di salite. Gli eugubini (cioè gli abitanti di Gubbio: ho scoperto qua che si chiamano così) non avranno alcun bisogno di andare in palestra e saranno tutti snelli e in forma. Sono incantata da questo borgo dove non c’è nulla di moderno, a parte le numerose macchine parcheggiate che rompono le scatole se devi scattare le fotografie. Non ci sono muri di cemento, intorno a te vedi solo pietre e costruzioni medievali.

Gubbio

Fra gli edifici spicca il palazzo gotico dei Consoli, con la sua elegante sommità merlata, oggi sede del Museo Civico. Mi piacerebbe visitare il palazzo Ducale di Federico da Montefeltro, ma avendo solo qualche ora a disposizione, preferisco vagabondare e “assorbire” quanta più Gubbio posso.

Palazzo dei Consoli, Gubbio

Alla fine mi “areno” nel parco Ranghiasci, un vero e proprio bosco di castagni che si inerpica sul monte. Attraverso il fogliame intravedo scorci suggestivi del centro storico, con la sua distesa unica di tetti. Cammino per un po’ lungo il sentiero e mi imbatto in una torre medievale e in un tempietto neoclassico, poi mi siedo su una panchina sotto gli alberi e là resto a godermi la solitudine del luogo e la frescura delle piante. Ho la sensazione di trovarmi in un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, in un “capriccio” artistico. Per chi non lo sapesse, i “capricci” erano pitture dei Seicento-Settecento con soggetti fantastici che mescolavano elementi architettonici a elementi naturali.

Trovo le forze per allontanarmi da questo incanto di ombra e di bellezza e torno al convento dove alloggio, il convento di San Francesco. Piccola nota storica: la chiesa annessa conserva all’interno il fondaco della casa degli Spadalonga, che accolsero il pellegrino Francesco dopo che questi si era spogliato dei suoi beni sulla piazza di Assisi.

LEGGI IL DIARIO DI DANIELE DI QUESTA GIORNATA

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